Posted on : 26-07-2010 | By : daniele | In : Java, Linux, Medium, Review
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Come promesso scrivo qualche riga su un’applicazione che ho provato qualche mese fa e mi ha stupito veramente veramente tanto: Guacamole. No ragazzi, non parlo della (buonissima peraltro) salsa messicana!
Guacamole è un viewer VNC scritto in HTML5 e Javascript, che fa uso di piccolo proxy, server side scritto in Java. Per questo avrete necessità di deployarla all’interno di un qualsiasi servlet container. Io ho sempre utilizzato Apache Tomcat.
Utilizzandola avrete la possibilità di accedere al server sul quale è installata da un comunissimo browser compliant con gli standard HTML5; da lì, avrete il “possesso” completo della vostra macchina, come se foste in console e…beh, al diavolo il proxy HTTP che vi blocca le connessioni SSH (tanto per fare un piccolo riferimento al mio post precedente)!
Cmq, mi sembra superfluo continuare le spiegazioni (anche perchè non c’è molto altro da dire). Io proporrei di vederlo all’opera…voi che dite?
Posted on : 21-07-2010 | By : daniele | In : Experience, Linux, Simple
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E’ effettivamente molto tempo che non scrivo più un post tecnico, un how-to, una guida o qualcosa che ci somigli. Lo ametto, un po’ queste pagine mi mancavano. Mi sono chiesto cosa raccontarvi, ce ne sarebbero in realtà di cose, ma cerco sempre di trovare argomenti che siano sì interessanti, ma anche “sfiziosi”, che raccolgano le attenzioni di un pubblico vasto, che rispondano ad esigenze specifiche.
E allora ho pensato: perchè non raccontare come garantirsi una connettività ssh anche quando sembra impossibile?
Lo scopo di questo post è dare le indicazioni necessarie per permettere alla propria Linux-box di raggiungere in ssh qualsiasi server sparso nel pianeta, anche nella situazione più scomoda del mondo. Quando, cioè, la nostra connettività è sottomessa ad un cattivissimo proxy che ci lascia libere solo le porte HTTP e HTTPS in uscita. Per farlo eseguiremo un tunneling ssh attraverso il nostro maledettissimo proxy, e sfrutteremo un softwarino open piccolo piccolo ma potente potente: Corkscrew.
Posted on : 07-12-2009 | By : daniele | In : Linux, Php, Simple
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RedHat non da supporto per nessuna versione PHP più alta della 5.1.6 e oggettivamente, mettersi a compilare non è proprio il massimo della vita, considerando anche che poi, una volta finita la compilazione, ci troveremmo con tutte le dipendenze broken.
Di conseguenza CentOs (che segue pedissequamente i rilasci degli rpm-src RHEL), anche nella sua latest 5.4, ti propone PHP 5.1.6 come versione standard. Il che ti può creare problemi se hai una applicazione che utilizza versioni più elevate (cosa molto comune se hai sviluppato qualcosa con Zend Framework).
Al chè ho pensato potesse essere utile scrivere due righe di guida per capire come aggiornare il sistema CentOs a versioni più recenti della 5.1.6.
Posted on : 25-10-2009 | By : daniele | In : Experience, Linux, Medium
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Sono in serie positiva, altro giro altra corsa, altro post altro how-to. In queste (poche) righe che seguono, vedremo come installare e configurare un dominio sul popolare DNS Server Bind9 ospitato su una Centos 5.4 (latest release ad oggi) in chroot mode.
L’environment scelto, come detto, è una Centos, ma (a parte i posizionamenti dei files e delle directory che può cambiare, la configurazione di Bind9 è piuttosto generica e quindi, la guida, può essere “traslata” facilmente anche su sistemi “debian-based”.
Posted on : 07-07-2009 | By : daniele | In : Java, Linux, Simple
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Tanto peregrinare e torno qua, su queste pagine, dopo 7 mesi che sembrano anni per le cose che cambiano e sono cambiate. Oggi parliamo di come installare Glassfish su Ubuntu.
Glassfish è l’Application Server OpenSource di Sun (da poco acquisita Oracle…con tutto quello che si potrebbe dire al riguardo e che non dirò), un prodotto che esiste ormai da più di due anni e ha raggiunto un discreto grado di maturazione, pur mancando ancora di quella “integrazione”, di quell’essere “suite” che ormai (sotto il controllo-spinta di RedHat) JBoss riesce maggiormente ad assicurare. Non è certamente questa la sede per avere maggiori indicazioni tecniche al riguardo, per questo potete chiedere a Google.
Noi cerchiamo solo di capire come effettuare una installazione del prodotto su un sistema operativo Ubuntu (per il test è stata utilizzata la versione server 8.10) pulita e con un sistema di start/stop automatico al boot.
Un pizzico di nostalgia mi porta su queste pagine e risveglia un torpore di scrittura che andava avanti ormai da un po’ troppo tempo. Messi da parte i giorni delle intrepide (come lo stambecco ubuntiano) avventure libanesi, le guide da paladino della giustizia e i consigli da “mi manda raitre”, mi ributto a capofitto su ciò che mi viene meglio: raccontare il “come si fa” quotidiano di chi, incidentalmente, si diletta a fare il mio stesso mestiere.
La guida che leggerete è sicuramente particolare, quantomeno interessante e difficile da trovare in lingua italiana: questi i motivi per cui mi decido a scriverla.
L’architettura che andremo a realizzare è basata su Squid, il popolare proxy-cache server opensource, e vedremo come questo potentissimo amico riesce a dare il meglio di se e a stupire anche nelle architetture più complesse. L’obiettivo, infatti, è quello di installare un sistema di proxy-caching distribuito in parent-child configuration, integrando l’oggetto “child” con un antiviral engine proprietario come Symantec Scan Engine, e con un sistema di autenticazione ldap-based. Ma andiamo con ordine.