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Installare Php 5.3.x in CentOs5

Posted on : 07-12-2009 | By : daniele | In : Linux, Php, Simple

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RedHat non da supporto per nessuna versione PHP più alta della 5.1.6 e oggettivamente, mettersi a compilare non è proprio il massimo della vita, considerando anche che poi, una volta finita la compilazione, ci troveremmo con tutte le dipendenze broken.

Di conseguenza CentOs (che segue pedissequamente i rilasci degli rpm-src RHEL), anche nella sua latest 5.4, ti propone PHP 5.1.6 come versione standard. Il che ti può creare problemi se hai una applicazione che utilizza versioni più elevate (cosa molto comune se hai sviluppato qualcosa con Zend Framework).

Al chè ho pensato potesse essere utile scrivere due righe di guida per capire come aggiornare il sistema CentOs a versioni più recenti della 5.1.6.

Bind9 in chroot su Centos 5.4

Posted on : 25-10-2009 | By : daniele | In : Experience, Linux, Medium

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Sono in serie positiva, altro giro altra corsa, altro post altro how-to. In queste (poche) righe che seguono, vedremo come installare e configurare un dominio sul popolare DNS Server Bind9 ospitato su una Centos 5.4 (latest release ad oggi) in chroot mode.

L’environment scelto, come detto, è una Centos, ma (a parte i posizionamenti dei files e delle directory che può cambiare, la configurazione di Bind9 è piuttosto generica e quindi, la guida, può essere “traslata” facilmente anche su sistemi “debian-based”.

Installare Glassfish su Ubuntu Server 8.10

Posted on : 07-07-2009 | By : daniele | In : Java, Linux, Simple

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Tanto peregrinare e torno qua, su queste pagine, dopo 7 mesi che sembrano anni per le cose che cambiano e sono cambiate. Oggi parliamo di come installare Glassfish su Ubuntu.

Glassfish è l’Application Server OpenSource di Sun (da poco acquisita Oracle…con tutto quello che si potrebbe dire al riguardo e che non dirò), un prodotto che esiste ormai da più di due anni e ha raggiunto un discreto grado di maturazione, pur mancando ancora di quella “integrazione”, di quell’essere “suite” che ormai (sotto il controllo-spinta di RedHat) JBoss riesce maggiormente ad assicurare. Non è certamente questa la sede per avere maggiori indicazioni tecniche al riguardo, per questo potete chiedere a Google.

Noi cerchiamo solo di capire come effettuare una installazione del prodotto su un sistema operativo Ubuntu (per il test è stata utilizzata la versione server 8.10) pulita e con un sistema di start/stop automatico al boot.

Squid 3 in parent-child configuration

Posted on : 07-12-2008 | By : daniele | In : Advanced, Experience, Linux, Uncategorized

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Un pizzico di nostalgia mi porta su queste pagine e risveglia un torpore di scrittura che andava avanti ormai da un po’ troppo tempo. Messi da parte i giorni delle intrepide (come lo stambecco ubuntiano) avventure libanesi, le guide da paladino della giustizia e i consigli da “mi manda raitre”, mi ributto a capofitto su ciò che mi viene meglio: raccontare il “come si fa” quotidiano di chi, incidentalmente, si diletta a fare il mio stesso mestiere.

La guida che leggerete è sicuramente particolare, quantomeno interessante e difficile da trovare in lingua italiana: questi i motivi per cui mi decido a scriverla.
L’architettura che andremo a realizzare è basata su Squid, il popolare proxy-cache server opensource, e vedremo come questo potentissimo amico riesce a dare il meglio di se e a stupire anche nelle architetture più complesse. L’obiettivo, infatti, è quello di installare un sistema di proxy-caching distribuito in parent-child configuration, integrando l’oggetto “child” con un antiviral engine proprietario come Symantec Scan Engine, e con un sistema di autenticazione ldap-based. Ma andiamo con ordine.

Da Rhel5 a CentOs 5.1

Posted on : 01-06-2008 | By : daniele | In : Linux, Simple

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Leggo sul forum di CentOs a questo indirizzo una guida che mi è stata molto utile e che riporto in italiano aggiornata e corretta sul mio blog. L’oggetto del contendere è come “trasformare” la vostra Red Hat Enterprise Linux 5 in una CentOs 5.

CentOs Logo

Prima di procedere rispondiamo innanzitutto ad alcune domande come ad esempio “Cos’è CentOs, in cosa si differenzia dall’enterprise Red Hat e soprattutto perchè dovremo trovarci di fronte ad una tale necessità.

Too many vms, not many ip addresses

Posted on : 16-11-2007 | By : daniele | In : Advanced, Experience, Linux

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Allora il punto era questo.

Ho un server fisico supermegacarrozzato dove ci infilo le macchine virtuali che mi chiedono continuamente. L’ultima richiesta era fantastica:

Ci servono 2 virtual machines per comporre un cluster, e altre tre per comporre un altro cluster. Fai te, basta che ce le metti a disposizione.

Guardo gli ip address statici a disposizione e…mmm…mi sa che non bastano…o se bastano li finisco…e se li finisco poi sono cavoli. E poi come lo simuli per benino un cluster in questa maniera?

E allora l’ingegno, l’aiuto del fido xen e la potenza di Linux mi hanno risolto il problema.

Ho creato le cinque macchine virtuali, con indirizzi di rete interna in classe 192.168.1.0/24. Sulla macchina host ho aggiunto due indirizzi statici su due interfacce virtuali in eth0 (eth0:1 e eth0:2 per capirci) e sull’eth1 del server (interfaccia fisica si intende) ho messo un indirizzo della stessa sottoclasse delle vm.

Una volta startate, le virtuali erano in sottorete con la macchina host. Quindi un solo indirizzo ip statico settato fisicamente su una eth virtuale del server host, diventava una specie di Virtual-IP perfetto per i rispettivi nodi del rispettivo cluster. Fantastico.

A quel punto era necessario dare accesso ai ragazzi alle macchine virtuali…e come fare? Vabbè domanda scema e risposta semplice: un paio di dnat facevano al caso mio. Più o meno scrivendo questo per cluster a due nodi:

iptables -t nat -A PREROUTING -i eth0 -d XXX.XXX.XXX.XXX -p tcp -m tcp –dport 22 -j DNAT –to-destination 192.168.1.2
iptables -t nat -A PREROUTING -i eth0 -d XXX.XXX.XXX.XXX -p tcp -m tcp –dport 222 -j DNAT –to-destination 192.168.1.3

e questo per il cluster a tre nodi:

iptables -t nat -A PREROUTING -i eth0 -d YYY.YYY.YYY.YYY -p tcp -m tcp –dport 22 -j DNAT –to-destination 192.168.1.12
iptables -t nat -A PREROUTING -i eth0 -d YYY.YYY.YYY.YYY -p tcp -m tcp –dport 222 -j DNAT –to-destination 192.168.1.13
iptables -t nat -A PREROUTING -i eth0 -d YYY.YYY.YYY.YYY -p tcp -m tcp –dport 2222 -j DNAT –to-destination 192.168.1.14

Questo per portare l’accesso ssh sulle macchine di backend passando dai rispettivi ip statici ai nodi in rete “interna”, ovviamente dopo aver abilitato il listening dell’ssh anche sulle porte interessate dal destination nat.

Difficile? Ma no! semplicissimo e molto divertente!!!