L’avventura si è chiusa ormai da qualche giorno. Il lavoro in BDL è stato importante per me e quello che mi resta è un’esperienza umana e professionale impagabile. I racconti di questo mio viaggio in medio oriente, pubblicati a mozzichi e bocconi su queste pagine sono stati letti da un bel po’ di persone, ne sono seguite domande, sensazioni, da parte di alcuni addirittura qualche complimento che mi acchiappo con piacere ma che non era certo il motivo per cui avevo deciso di scrivere.
Ci sono situazioni che sono o diventano importanti per una miriade di fattori. In una difficilissima chiacchierata in inglese, al 961 di Gemmayze a Beirut, una settimana fa, ho fatto un po’ la voce fuori dal coro, ammettendo candidamente e fermamente che non mi sento per niente “animale” nei miei comportamenti umani. Credo che in qualche maniera il bisogno di scrivere su queste pagine e l’interesse di chi legge, mi dia ragione. E credo anche che tutto quello che ho raccontato, se fosse accaduto fuori dai rapporti umani che ho la presunzione di essere riuscito ad instaurare, sarebbe stato poca cosa se non niente.
Ed è per questo che, prima di ogni altra parola, ho la necessità di strizzare l’occhio alle persone che ho incontrato in questa fetta di vita durata 28 giorni: Fabio, Pierpaolo, Alberto di Wedjaa, Bashir, Marwan e Tony di Quantech e, “last but not least”, il nostro Marinelli. Ci ho diviso un bel po’ di cose che non si leggono assolutamente solo “lavoro” e ho scoperto che ne è valsa la pena.




















