Mi avvio ad entrare nell’ultima settimana libanese, fra esattamente 8 giorni sarò di nuovo a casa e saranno passate quattro settimane, volate via in un fiato. Da ieri l’unico italiano nel residence sono io: Pierpaolo è partito ieri notte e gli altri ragazzi non saranno a Beirut prima di lunedì pomeriggio. Si apre anche la settimana decisiva per la conclusione del mio lavoro in BDL, il motivo per cui sono qui. Ancora molte le cose da fare: ci sarà da stringere i denti.
Ho la sindrome del primo post, in cui ho tanto da dire e rimando continuamente di scrivere, perchè non so da che parte cominciare. E di nuovo mi trovo a dire: proviamoci.
La settimana passata solo con Pierpaolo mi è servita. Lui è il nostro PM, scuola Sun, è un signore con cui ci passi bene il tempo, ci parli di tutto e la cosa mi ha fatto piacere.
Giovedì sera siamo andati insieme a Bashir (il collega libanese della Quantech) ad Harissa. Un po’ come se viene il tuo parente da fuori il 10 di agosto e lo porti a Rocca Priora perchè in città fa troppo caldo. Abbiamo cenato libanese in una trattoria tipica del luogo; dalla mia sedia se giravo la testa avevo sotto di me tutto il golfo e vedevo le mille luci della “Grande Beirut” (come la chiamano loro quando vogliono includere anche i paesi limitrofi). Una vista fantastica: la vita davanti a te e il mare sullo sfondo. Ero incuriosito da una cosa che avevo visto, girando per Hamra, e dato che ormai con Bashir ho un po’ di confidenza gliel’ho chiesta. Il Libano è pieno di banche, lo chiamano la “Svizzera del Medio Oriente”. Sono circa 90-95, escluse ovviamente le varie filiali di ognuna. Ovunque cammini c’è un bancomat e puoi prelevare sia in valuta locale (la lira libanese) sia in dollari, la loro valuta “pesante”. Ce ne sono alcune che sono “Islamiche”, così recita la scritta sull’insegna. Non capivo che differenza poteva esserci e, quindi, gliel’ho chiesto.
Bashir è un taglio d’uomo. C’ha un paio d’anni più di me, è sposato (ma chi non lo è a quell’età quaggiù…) con la conduttrice delle previsioni del tempo di Future News, una televisione locale che noi prendiamo col satellite dalla mia attuale stanza del residence. L’ho anche vista una volta: ovviamente le previsioni le dice in arabo e io per capire che cacchio di tempo avrebbe fatto il giorno dopo ho dovuto comunque aprire google. Però è stato simpatico vedere in tv qualcuno con cui fino a due ore prima eri al mare.
Qui la politica è un argomento sensibile per tutti, a qualsiasi età. Perchè qui la politica condiziona veramente la vita delle persone. Nel vero senso della parola. Quando Bashir comincia la frase con “Listen to me, Daniele”, solitamente capisco che non gli ho fatto una domanda banale, non gli ho chiesto che ora è.
I banchieri in Libano sono sempre stati cristiani. L’Islam, come religione, non prevede il concetto di “interesse bancario” su un prestito, per esempio, o su un mutuo. Come anche è impensabile che, di fronte ad una insolvenza in denaro, un musulmano (che esso sia persona “fisica” o no) possa appropriarsi di una cosa tua, come accade in Italia se non paghi le rate del tuo mutuo di casa. La religione coranica considera peccato che qualcuno possa trovare beneficio da un tuo problema. Di conseguenza le banche erano utilizzate dai musulmani solo come “deposito” e generalmente non ci lavoravano.
Questo creava dei problemi economici oltrechè sociali in Libano. Perchè il rischio era quello di perdere una posizione dominante.
Alla fine degli anni 90, fu Rafiq Hariri ad ammettere la presenza sul territorio libanese di banche “islamiche”, nelle quali non vigono le regole classiche del capitalismo per il prestito di denaro. I soldi vengono restituiti senza il tasso di interesse, a prescindere dal “quando” restituisci il denaro; vi sono altri strumenti per retribuire la banca dell’esborso e non credo siano in denaro. Oltre Bashir non è andato, e io non ho approfondito. Gli detto solo: “scusami se mi stupisco ogni volta ma credo sia normale perchè vengo da un “mondo” che vede le cose in maniera differente, credo che sia una questione di cultura”. Lui ha sorriso e mi ha detto: “Daniele, in Libano convivono musulmani e cristiani, ognuno ha la sua cultura, ognuno vive in posti diversi in ogni città. Questo non vuol dire che non si frequentino, anzi, ma non esiste una cultura nazionale, ne esistono perlomeno due: il Libano non sarà mai un Paese con una sua identità nazionale, le due culture non si integreranno mai”.
Bashir è cristiano, non bigotto ma credente. Lo sapevo, ovviamente. Però quella frase non mi ha lasciato indifferente: ho avuto la sensazione che “l’esperimento” esistesse solo per noi che guardiamo il Libano con gli occhi dei forestieri. Per me è impensabile negare la possibilità di una integrazione, di un rapporto umano in nome di un dio. Epperò qua è così e ci fai i conti ogni giorno.
Ieri, dopo il lavoro, sono stato al Virgin Megastore di Martyr’s Square, domani sera in quella piazza ci suona Mika. Vendono una maglietta al megastore, è nera, e in verde al centro c’è scritto: democracy. Sotto, a destra, in piccolo: “Lebanese trial version”. Sperando ogni giorno che non vada in expired.
Ora sono al T-marbouta, un locale che ho vicino al residence. Puoi sederti, ordinare qualcosa da bere o da mangiare, hai la connessione internet wifi, la musica non troppo alta, e ci stai bene. Ti fai gli affari tuoi, ma in mezzo ad altra gente. Ci sono due compleanni. Non lo so quale è la religione delle persone che sono intorno a me. Qualunque sia, si stanno tutti divertendo. E penso che è sabato sera e che, a Beirut, tutti il sabato sera si divertono.





















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Ciao, leggerò con calma la 4° parte, intanto volevo avvisarti che ti ho citato come BRILLANTE WEBLOG 2008. Tutti i dettagli sul mio blog.
A presto!
Ci sono stato sul tuo blog e ti ringrazio
soprattutto per “la voce sempre intonata”…a un sistemista-musicista/cantante fa sempre piacere
Ciao cara e grazie
Daniele
ho letto solo adesso …fichissimo?
è bellissimo…sarà il primo reportage dellanostra radio
baci
annalina
Provo una sensazione particolare nello scrivere questo commento; bè il perchè è che un mio fratello (forse amico è riduttivo visto che ci conosciamo da un quarto di secolo circa) sta facendo una cosa straordinaria. Tu sai bene che non frequento blog, mi scazzo, mi rompo a leggere fiumi di parole…bè in questo caso per 100 motivi diversi è il contrario. Ho letto le 4 parti tutte di un fiato (con la solita invidia per le capacità di scrittura ;)) e non ho potuto che essere incredibilmente contento per te ed impressionato per il contesto che racconti. Questa esperienza vale tantissimo; è in grado di metterti in contatto con una delle realtà più complesse e per questo interessanti del mondo. Sicuramente la frase che più mi ha colpito è stata questa: ““l’esperimento” esistesse solo per noi che guardiamo il Libano con gli occhi dei forestieri”. Perchè racchiude quasi la “naturalezza” della coesistenza delle diversità. Il mondo islamico poi ha sempre esercitato un fascino particolare ai miei occhi, proprio perché porta con sé una cultura e delle abitudini che prescindono dal solo aspetto religioso influenzando tutti i campi della vita delle persone. Vabbè non mi dilungo perchè altrimenti rischio di annoiare. Il resto mi piacerebbe sentirlo, al ritorno, direttamente da te. Un abbraccio. Matteo
Lo sapevo che potevo risparmiarmi di scrivere il mio blog sul Libano, che prima o poi qualcuno avrebbe scritto meglio di me quello che penso.
La pigrizia paga.
Ora aspettiamo il reportage da Damasco.
Fabio
Grande Tork!!!
L’approvazione di chi vive quella realtà da tanto tempo è oro e vale tanto quanto pesa.
A presto col reportage da Damasco
P.S. Eh già…la pigrizia paga!!!
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