Comincia la mia terza settimana a Beirut e ho la sensazione di perdermi qualcosa. Mi rendo conto ogni giorno che passa che il Libano è un Paese denso di decine e decine di contraddizioni a volte per me incomprensibili, nelle quali, eppure, i libanesi vivono da sempre trovandole normalissime.
In realtà per larga parte le mie incomprensioni sono dovute ad una ignoranza di base ed enorme sul mondo arabo che credo di condividere con tantissime altre persone. Una ignoranza che, come tutte le ignoranze, non può unire, finisce per dividere.
La religione musulmana ha molti ceppi e molte deviazioni. Noi tendenzialmente assimiliamo: il dio è Allah, il profeta Maometto, pregano nelle moschee e ogni tanto buttano giù un paio di torri nel centro di Manhattan, così, tanto per perpetrare la battaglia contro il miscredente occidentale. No, non torna è troppo poco.
Per spiegarla è un po’ come se assimilassimo il cristianesimo romano con l’ortodossia dell’est Europa o con il protestantesimo luterano del nord. Se lo facessimo, non avremo difficoltà a trovare il “buon cristiano” o il “buon protestante” o ancora il “buon ortodosso” che ci sottolineerebbe le differenze.
A volte le differenze all’interno dell’Islam diventano anche più marcate, creando quelle che loro definiscono “eresie”. Anche qui, per capirci, è un po’ come le differenze rintracciabili tra la chiesa cattolica e (per esempio) la chiesa battista o uno qualsiasi degli altri microcosmi che vogliono il tuo 8 per mille. La differenza è che per la natura stessa che questo tipo di religione ha, le differenze vengono esasperate fino (in rari ma preoccupanti casi) al conflitto civile fra popoli diversi o all’interno della stessa popolazione nazionale.
In Libano convivono muslim Sunniti e Sciiti. Hezbollah è sciita. Sayyed Hassan Nasrallah è il capo indiscusso di Hezbollah.
E’ storia di una sera di dieci giorni fa, la mia prima settimana libanese. La sera si cena fuori perchè Beirut è bella nelle notti d’estate e restare chiusi in stanza a farci la pasta da italiani piccolo-borghesi non ci va. Io ancora non so, ancora non conosco luoghi, non mi oriento, mi lascio portare come l’americano che si affitta il cicerone per andare la domenica a piazza navona. Il taxy ci lascia davanti ad un castello. Non è proprio un castello ma una fedelissima riproduzione di una antica cittadella beduina. Il ristorante, bellissimo, per l’estate allestito nella corte, divisa da un corso d’acqua artificiale, un ruscello con piccoli ponti in legno per passare da una parte all’altra. Intorno le botteghe, in alto la sala della preghiera. Ogni cosa è al suo posto. L’uomo dai cento anni passa fra i tavoli mostrando i baffi e regalando caffè imbevibile; poi si ferma, torna dietro, al suo posto, e pesta il caffè, con un bastone all’interno di un pestoio, forte e a tempo perchè si senta, emettendo un ritmo molto ma molto più vecchio di lui.
Potrebbe sembrare una fantastica trappola per turisti, ma non lo è perchè i turisti (a parte noi al limite) non ci sono. Sedersi e guardarsi intorno ti da l’idea del meltin pot libanese. Una contaminazione non di razze, ma di diversità umane. Nel castello sono quasi tutti musulmani. La donna con lo chador, in silenzio accanto al marito che fuma narghile, a due metri dalle ragazze, musulmane anche loro, che non hanno nessuna intenzione di coprire o coprirsi, e che filano col gruppo di ragazzi del tavolo davanti al loro.
Lo stolto si siede e propone una birra. E lo stolto sono io. Fortunatamente solo ai due colleghi seduti con me. Credo di non essermi mai vergognato tanto in vita mia. Perchè quello che non ti dicono, lo puoi benissimo capire da solo. E in posti come questo, devi essere sempre in grado di usare il cervello.
Il castello è di Hezbollah. Più precisamente dell’Imam. E’ un posto bellissimo, ma non eccessivamente costoso. Puoi sederti anche solo per bere un te o una limonata con menta. Il castello non ha fini di lucro. Pagati gli stipendi e le spese, quello che resta, va alle scuole sciite del quartiere; così Hezbollah aiuta l’istruzione dei bambini. Lo fa da sempre insieme ad altre iniziative sociali che, quella che da noi è bollata semplicemente come un’organizzazione terroristica, mette in piedi nella parte sciita della città .
Ma Hezbollah è anche un partito politico con una milizia che uccide, spara, a volte protegge e caccia. Ma ogni partito politico libanese ha una milizia. Hezbollah è la scintilla che ha fatto scattare i disordini di maggio, conquistando in tre giorni Hamra, il quartiere sunnita di Beirut, ma è anche la forza armata che l’ha riconsegnato all’esercito nazionale favorendo il ritorno dell’ordine e l’elezione del Presidente, pochi giorni dopo l’inizio della guerriglia. Hezbollah ha un solo grande alleato militare: la milizia cristiana.
Io non posso spiegare. Posso raccontare. Mentre la voce della preghiera della moschea mi arriva fin dentro la stanza del residence.






















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A questo punto, propongo che la radio ti dia uno stipendio da inviato speciale per mandarti in giro e curare la rubrica “il giro del mondo in 80 giorni”! Che ne dici?
Trovo che questo tuo diario di bordo sia interessantissimo, come dicevo nella parte 1, non smettere di scrivere!
Beh se mi mandate in giro per il mondo…dove è che si firma???
Per quanto riguarda il resto: le diversità che cogli rispetto al “tuo mondo” quando vivi esperienze di questo genere sono enormi e mi piace raccontare quello che mi colpisce. Finchè questo posto mi stupirà scrivero sicuramente
Ciao
Daniele
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