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Chronicles from Beirut – part 2

Posted on : 19-07-2008 | By : daniele | In : Lebanon

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Sono indubbiamente fortunato. Sono a Beirut probabilmente nel momento migliore degli ultimi suoi due anni di storia; forse anche più di due anni. Quando me lo fanno notare rispondo che è la storia dell’opensource: noi portiamo la calma, giochiamo sul velluto.

Parlo molto coi colleghi italiani che sono qui da tempo e con quelli libanesi che ci vivono da sempre. Perchè la Beirut che vedo oggi (ripeto, fortunatamente) maschera le cicatrici con una vita assolutamente incredibile e forse inaspettata. Downtown, il centro della città, è isola pedonale e raccoglie migliaia di persone in pochissime vie, tutte le sere, che sembra di stare a Via Condotti il sabato pomeriggio. Sembra impossibile che solo due mesi fa, lo stesso posto, le stesse vie, fossero presidiate dai soldati, sorvegliate dall’accampamento Hezbollah in Martyrs’ Square, protette da filo spinato. Negozi, ristoranti, discoteche, locali chiusi al pubblico, saracinesche abbassate. E ti immagini tutto quel rumore, quando ci passi, trasformarsi nel silenzio di una città fantasma. Fai una fatica immane.

Mercoledì non ho lavorato, era festa nazionale proclamata per lo storico scambio di prigionieri con Israele. Le televisioni hanno mandato la diretta, praticamente a reti unificate e la sera dal residence sentivo i fuochi d’artificio. Ho cercato a lungo su internet una foto dell’evento da mettere su queste pagine, ma la maggior parte ritraevano le bare israeliane e il pianto di chi le riceveva. L’articolo di Panorama-online titolava: “Festa in Libano, tristezza in Israele”. I giornalisti italiani sono dei criminali. Falsano la realtà delle cose per stimolare percezioni perverse in chi legge, per reiterare il modello degli arabi terroristi e di Israele vittima. Perchè non possono raccontare l’evento di pace; devono trasformarlo comunque in un evento di guerra. La perversa necessità di avere a tutti i costi un nemico. Perchè non si deve capire, non si deve conoscere, non si deve vedere. Nessuna riflessione. Controllo.

La verità sta altrove. Nell’invasione israeliana in Libano degli anni 80, in quella del 2006, nella guerra civile libanese, nei disordini di maggio, nell’instabilità politica, nelle Leghe arabe, nelle alture del Golan ancora occupate, nei palazzi di Beirut sventrati dalle bombe che ancora stanno in piedi perchè gli eredi sono morti nella guerra e anche un po’ per non dimenticare. La verità sta negli occhi dei ragazzi che su una coupè davanti al Buddha Bar, nel traffico assurdo del venerdì notte, alzano la musica a palla e dalla macchina dietro due ragazze si sporgono dal finestrino per ballare. La verità sta nel lungomare davanti al porto, ricostruito dopo l’attentato a Rafiq Hariri e nel palazzo di vetro di Ivana Trump che si affitta al “metroquadro” a vip e sceicchi. E in tanto altro ancora.

Perchè è tutta la stessa storia, è tutto collegato, pezzi dello stesso identico puzzle. E io questa storia non la conosco e non la capisco; ma non mi sembra assomigli a quella che ci raccontano; e forse mercoledì 16 luglio 2008 non ha “vinto” o “perso” nessuno. Non lo so se è stato davvero un momento importante oppure il solito passo avanti per farne tre indietro. Ma ugualmente ho deciso di non mettere nessuna foto.

Comments (2)

A quanto pare quella che sembrava essere una trasferta insidiosa si è trasformata in una bella esperienza per lo meno di vita.
E’ vero che le notizie che ci arrivano sono pilotate, anche se mi continuo a chiedere pilotare da chi e pilotate perchè, la foto a confronto Libanofelice/Israeleinlacrime di cui parlavi l’ho vista, è una terra difficile e difficile è mantenere i precari equilibri che a fatica si vengono a creare per questo credo che tu sia uno “spettatore privilegiato”.
Pensare che mi ero addirittura preoccupata alla notizia della tua partenza x il Libano invece a quanto pare te la spassi, i dettagli particolareggiati delle notti di Beirut ne sono la prova :-)
Bacio ciccio!!!

Vedi Manu, il progetto di lavoro è molto interessante e di crescita, Beirut è in un momento molto bello e io non posso, credimi, non posso proprio fare a meno di guardarla, fare domande ascoltare per ore risposte.

“Pilotate da chi e perchè” mi chiedi. Il “da chi” è semplice: da politici, stampa, opinionisti, chiesa. Il “perchè” credo sia più complicato perchè le ragioni sono tantissime e si intrecciano l’una con l’altra. Interessi economici, politici, sociali, religiosi. Un tremendo mix, un tale investimento che il “mondo occidentale” non può rischiare di buttare via. Fa molto più comodo credere che siano “inferiori” e terroristi e quindi nemici, aiuta a perpetrare il modello americano ed europeo di nazione, stato, religione e a giustificare gran parte della politica internazionale degli ultimi 100 anni.

Poi sicuramente hanno grossissimi problemi sociali e di emancipazione umana. Resta da capire quanto tutto ciò sia anche colpa nostra.

Per quanto riguarda la Beirut by night…beh ora dire che me la spasso è un parolone, diciamo che mi vivo questa esperienza e questa città il più che posso. Credo sia giusto così

A presto
Daniele

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